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Natività di Maria - un excursus storico

La natività di Maria, narrata nel Protoevangelium (II secolo) dell’apostolo Giacomo il Minore e nel Vangelo dell’infanzia armeno (XII secolo), ricorda che quando la gravidanza di Anna raggiunse i 210 giorni (7 mesi), il 21° giorno del mese di elul (8 settembre) alla VII ora nacque Maria, “colei che nelle pienezza del tempo ha la funzione di proemio dell’opera di salvezza”.

La festività, inaugurata a Gerusalemme nel V secolo, ribadisce con questa data l’inizio dell’anno ecclesiastico (Menologium basilianum, XI secolo) e dunque “l’inizio della Redenzione” (A. Cattabiani)[1]. La nascita della Vergine simboleggia infatti l’albeggiare della nuova luce, che il Figlio ha dispensato all’umanità (A. Cattabiani)[2].

Nel calendario contadino veneto questa data sancisce il “declinare della stagione dopo essere arrivata alla pienezza del tempo produttivo” (D. Coltro)[3]. I proverbi ricordano che “cuande che la Madòna la torna, el lumìn el se inforna” (in quanto la sera scende presto), che “a la Madòna le cuàje le ne ribandóna” e che “a la Madòna de la Caminàda la broza la è despensàda”.

Nell’Opitergino sono dedicate alla Natività di Maria le parrocchiali di Fontanellette (attestata nel 1497) e di Campagna di Cessalto (attestata nel 1334)[4] e le cappelle campestri di Caminada di San Polo (fondata nel 1212)[5] e di Candolè (dal 1837). Nella chiesa di Fontanellette la tela rappresentante la Natività di Maria è opera di Luigi Cillo (1968), mentre a Candolè è custodita l’unica opera a carattere sacro finora nota del paesaggista agordino Iseppo Zais (1709-84). Restaurata da Gian Paolo Boscariol e riposta sopra l’altare maggiore (2000), essa raffigura “in primo piano due donne si premurano di asciugare la neonata che ha appena visto la luce e viene sorretta sulle ginocchia da una di queste; a metà del dipinto la puerpera sant’Anna, ancora coricata a letto dopo il parto, viene rifocillata da un’altra donna; ai piedi del letto il marito san Gioachino in ginocchio con le mani giunte in preghiera di ringraziamento per il lieto evento; più sopra tre angioletti assistono alla scena, facendo capolino tra le nubi” (Renzo Toffoli)[6].

[1] Alfredo Cattabiani, “La Natività di Maria”, in Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell'anno (1988), Milano 2008, pp. 275-77. [2] Alfredo Cattabiani, “Le feste della luce in onore della Madonna” Lunario. Dodici mesi di miti, feste, leggende e tradizioni popolari d’Italia (1994), Milano 2015, p. 317. [3] Dino Coltro, “8 settembre. Maria è la luce” Santi e contadini. Lunario della tradizione orale veneta (1994), Caselle (VR) 2011, pp. 399-401. [4] Giovanni Tomasi, La diocesi di Ceneda. Chiese e uomini dalle origini al 1586 (vol. I), Ceneda (TV) 1998. [5] Firminio Concini, Il culto di Maria nella Diocesi di Ceneda (1897). [6] Renzo Toffoli, “L’oratorio della Natività della B.V. Maria in Candolè”, in Chiese e oratori di Salgareda. Ricerca storica e testimonianze sulle vicende degli edifici di culto di Salgareda dal XIII al XX secolo, Ponte di Piave (TV) 2016, p. 74.


A cura di Giuliano Ros

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